“The NeverEndingStory?” – Storia di una storia quasi realmente accaduta (Parte Prima)

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Oggi voglio raccontarvi una storia… chi ha fretta, chi non ama i racconti fantastici, le avventure o le energie sottili, è pregato di abbandonare la nave…

“GMORK: Sei uno sciocco e non sai un bel niente di Fantàsia. È il mondo della fantasia umana. Ogni suo elemento, ogni sua creatura scaturisce dai sogni e dalle speranze dell’umanità e quindi Fantàsia non può avere confini.

ATREYU: Perché Fantàsia muore?

GMORK: Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga.­

ATREYU: Che cos’è questo Nulla?!

GMORK: È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, ed io ho fatto in modo di aiutarlo.

ATREYU: Ma perché?!

GMORK: Perché è più facile dominare chi non crede in niente. Ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.

(Tratto da ‘La Storia Infinita’ di Michael Ende)

C’era una volta una fanciulla abitante di un grande territorio chiamato Lo Stivale. Una sorta di terra di mezzo che metteva in comunicazione il mare con i territori circostanti. Certo, un paese che si chiama Stivale lascia un po’ a desiderare, ma è una storia fantastica e i nomi buffi ci stanno a pennello. Inoltre questo strano territorio ricordava per davvero la forma di uno stivale… I suoi abitanti, ovviamente, erano noti a tutti come ‘Gli Stivaliani’.

La fanciulla si trovava al confine fra due paesi situati nell’oscuro Continente Nero, più precisamente, nella regione dei Grandi Laghi. Prima di allora aveva già vissuto avventure in luoghi lontano da casa, ma questo viaggio fu l’inizio di qualcosa di insolito e particolare…

La fanciulla guidava una compagnia di multiformi viandanti provenienti anch’essi dallo Stivale. Erano tutti ansiosi di vedere da vicino le bellezze naturali di questo luogo leggendario e i suoi strani abitanti. Si narrava infatti, che in questa regione vi fossero antichi e dormienti vulcani ricoperti da laghi e foreste sempre verdissime, e che qui abitassero alcuni esseri giganti dalle incredibili sembianze umane, ma assai più grandi del più grande fra gli uomini… “Lunghi canini aguzzi, sguardo penetrante, mani enormi e una folta pelliccia nera”, così i coraggiosi viaggiatori rientrati sani e salvi da quelle terre selvagge erano soliti descrivere le temute creature…

L’impresa prevedeva di sfrecciare su praterie ricche di antilopi dalle corna a forma di cuore e feroci leoni arboricoli soliti nascondersi in agguato fra le fronde di alberi di fico (si tratta di leoni particolari discendenti dagli antichissimi e mai vissuti fruttariani). Attraversare grandi laghi a bordo di zattere, e risalire le rive di un impetuoso fiume alla ricerca di strani uccelli preistorici con il becco a forma di Scarpa (irresistibili per gli abitanti dello Stivale…). E infine tentare la scalata di un vulcano per un incontro ravvicinato con i misteriosi Giganti. Un’avventura coi fiocchi, non c’è che dire!

Mentre la compagnia si trovava sul confine e si preparava ad affrontare il lungo viaggio, giunse improvvisamente un’allegra combriccola di forestieri dalla carnagione chiara: erano piuttosto vivaci e rumorosi. Venivano dalle alte Terre del Nord-Ovest, indovinò qualcuno, e parlavano una lingua abbastanza simile a quella degli Stivaliani (eccezion fatta per alcune strane ‘S’ pronunciate in un modo che tanto ricordava il serpentese di Harry Potter). Ora, immaginate di trovarvi a miglia e miglia di distanza da casa, in una terra selvaggia abitata dai fieri ed ostili Mori (guerrieri dalla pelle scura)… Incontrare altri forestieri viaggiatori può risultare quanto mai entusiasmante e confortante, siete d’accordo? Dunque la compagnia fu felice di questo incontro, e si preparò a riceverli.

In cima alla combriccola, a guidare il curioso gruppo in avvicinamento, un uomo dall’aspetto forte e allo stesso tempo gentile. La fanciulla Stivaliana incontrò il suo sguardo, e gli sorrise. Un’aura di mistero sembrava avvolgere quell’uomo. Ma fu altro ad attirare più che mai l’attenzione di lei: uno strano ciondolo che lo straniero portava al collo. Bianco e splendente, piuttosto grande. La ragazza osservò meglio l’oggetto. La sua forma ricordava una conchiglia, ma non era una conchiglia. Visto da vicino, sembrava piuttosto un vortice, ma scorse anche un serpente. Un amuleto forse? La fanciulla Stivaliana immaginò subito che quel ciondolo potesse celare una storia ricca di magia. Nella sua testa prese forma l’idea dell’acqua… Ma il serpente? Tanti possono essere i suoi significati… Forse forse… “Un talismano per proteggere il portatore dalle acque di un grande fiume in piena”, disse una vocina interiore alla fanciulla. Siccome la fanciulla era ben consapevole che la sua vocina non le mentisse mai, desiderò saperne di più su quel ciondolo e sul suo portatore.

Le due compagnie finalmente si incontrarono, ma non ebbero il tempo di parlarsi, perché furono immediatamente convocati dai Guardiani del confine. Erano armati, alti, scuri, e con lo sguardo arrabbiato. Dovevano ottenere il loro consenso per poter proseguire, e non sarebbe stata un’impresa facile. La fanciulla entrò nella stanza degli interrogatori. Si mostrò decisa di fronte allo sguardo indagatore dei Guardiani, e decise di raccontare tutta la verità sulle ragioni del viaggio. Parlò con entusiasmo della missione e non fu mai interrotta, eccezion fatta per la richiesta di un chiarimento a proposito dei leoni arboricoli, della loro dieta (questa passione per i fichi appariva sospetta) e del loro pseudo genoma potenzialmente fruttariano (codesto particolare li spaventava moltissimo). Aveva parlato a lungo e non aveva nascosto nulla agli inquisitori, eppure, la fanciulla notò un’ombra di dubbio crescere nelle menti dei Guardiani. Decise di intervenire prima che fosse troppo tardi, e propose loro uno scambio. Non seppe bene neppure lei come le venne in mente, ma ad un certo si sorprese a dire: “Se ci autorizzate a passare il confine, vi svelerò i nomi di tutte le piante psicoattive della regione dei Grandi Laghi”. Un silenzio pesante calò nella stanza, il resto della compagnia sostava spaventato sulla soglia, aveva udito troppo chiaramente la folle proposta della fanciulla… poi i Guardiani cominciarono ad urlare. La fanciulla pensò di averli fatti arrabbiare, ma subito si ricredette… Di colpo presero a ridere, saltellare e rotolare… Improvvisamente seri, presero in mano il blocco degli appunti, con penna, matita, righello, e tutto il resto… e attesero che la fanciulla parlasse. Lei sorrise soddisfatta e parlò a lungo, perché la sintesi non le apparteneva proprio. Man mano che la lista di nomi si allungava, l’umore dei Guardiani cresceva… persino i loro occhi, dapprima così minacciosi, divennero amichevoli e sorridenti. Uno dei guardiani confidò alla fanciulla di amare moltissimo l’erba pipa del Signore degli Anelli di Fumo, e le raccontò che quando si trovava a casa solo soletto, si divertiva a formare anelli di fumo e forme complessissime con la sua pipa. A quel guardiano sarebbe tanto piaciuto sfidare il Signore degli Anelli di Fumo, anche se sapeva di avere poche chance di vincere. Gli occhi della fanciulla divennero lucidi, ma non si sa esattamente in che senso. Il capo dei Guardiani interruppe quel breve scambio e si avvicinò alla fanciulla. Avrebbero rispettato l’accordo, e acconsentirono a lasciarla passare oltre il confine. Le dissero di fare attenzione e le augurarono buon viaggio con sincera partecipazione.

La fanciulla uscì dall’interrogatorio piuttosto euforica, ma questa sensazione durò poco, perché vide l’uomo misterioso ancora in piena trattativa con un altro gruppo di Guardiani. Pensò che lui se la sarebbe cavata, perché sembrava un viaggiatore esperto, ma non poteva attendere che finisse… i suoi compagni la stavano chiamando. Sospirò delusa. Prima di allontanarsi incontrò il suo sguardo, e provò una strana sensazione. “Chissà se si sarebbero incontrati ancora?” Si chiese la fanciulla… Purtroppo non c’era stato il tempo per confrontare le mappe.

Il viaggio della compagnia ebbe inizio nelle aride e bollenti praterie. Gli Stivaliani non ebbero difficoltà ad ammirare da vicino le magnifiche antilopi dalle corna a cuore. La fanciulla era una grande conoscitrice dell’etologia di questi erbivori, e raccontò alla compagnia di come, durante la stagione degli amori, i maschi fossero soliti disegnare tanti cuori per terra con la punta delle loro corna. “I maschi che disegnano i cuori più belli diventano gli individui dominanti” disse la fanciulla al suo pubblico attento. Con i leoni fu più complicato, ma la compagnia adoperò un’esca: un cesto di fichi legato preventivamente ad un albero permise anche il loro avvistamento. Poi il paesaggio mutò e la vegetazione diventò potente e rigogliosa, conferma del fatto che l’acqua non era distante. La fanciulla distinse chiaramente alcune delle piante psicoattive citate nell’interrogatorio con i Guardiani, e le mostrò ai membri della compagnia. Tutti dissero di non avere mai provato nulla del genere, ma rivolsero moltissime domande alla fanciulla, che raccontò volentieri i poteri di quelle piante magiche. Aveva letto molti libri sul tema. Qualcuno prese appunti, qualcun altro registrò la sua voce, tutti presero dei campioni. Erano così presi dall’argomento, che non si accorsero di una coppia di uccelli dal becco a Scarpa proprio lì vicino (anche loro ascoltavano attenti le parole della fanciulla). Peccato, agli Stivaliani sarebbe proprio piaciuto vederli.

La compagnia riprese il cammino. L’aria era calda e umida. Si imbatterono in un fiume impetuoso ricco di pesci enormi, almeno così dissero i pescatori del luogo. Stando ai loro racconti, questi pesci potevano raggiungere dimensioni incredibili e pesare più di 200 kg: decisamente più grandi di un uomo! Davvero difficili da immaginare, e comunque nessuno dei forestieri fu in grado di stabilire se le informazioni fossero vere, perché tutte le forme di vita contenute nel fiume erano celate da grandi nuvole di schiuma e dal colore bruno dell’acqua agitata.

Il sole batteva forte, la salita lungo le rive del fiume risultò più ripida del previsto e a tratti scivolosa. Spruzzi improvvisi d’acqua fresca regalarono momenti di inaspettato sollievo alla stanca compagnia, ma ecco che una donna fu colta da malore. La fanciulla si fermò a soccorrerla e disse agli altri di andare avanti. Nel mentre che l’aiutava a riprendersi, sentì delle voci giungere. Parlottavano fra loro nella stessa lingua del gruppo proveniente dalle Terre del Nord-Ovest. Sembrava proprio la compagnia incontrata al confine!!! Ma nessuna traccia dell’uomo misterioso con il ciondolo altrettanto misterioso. Mentre si avvicinavano, un ragazzo educato e gentile che parlava lo Stivaliano chiese alle due viaggiatrici in difficoltà se necessitassero di aiuto. Ma la donna cominciava a sentirsi meglio, dunque la fanciulla a capo della compagnia rispose che era tutto risolto e che stavano per rimettersi in cammino. Si salutarono amichevolmente. La compagnia delle Terre del Nord-Ovest oltrepassò le due donne, lo sguardo della fanciulla cercava l’uomo misterioso, ma di lui, nessuna traccia. ‘Che strano’, pensò la fanciulla… ‘Eppure sembrava proprio il gruppo di forestieri incontrato al confine!’. Il resto della compagnia degli Stivaliani era già al di fuori della vista, ma il sentiero era unico e non vi era alcun rischio di perdersi.

Mentre camminava, accaldata e sudante, i pensieri della fanciulla volarono improvvisamente al fiume. Il suo fragore stava aumentando di passo in passo… ed ecco che apparvero delle meravigliose cascate!! Lei rimase incantata dal potere dell’acqua, dai suoi vortici e mulini, dai suoi arcobaleni dinamici e multiformi. E quel rombo assordante e mai uguale… Si emozionò al pensiero di quella forza… sentì la natura pulsarle dentro. Fu più che mai felice di guidare quella spedizione. Fu anche felice di potersi godere tutto questo in silenzio, senza altri forestieri chiacchieroni al suo fianco. La donna che accompagnava e che si era sentita male, ora camminava davanti a lei, ma era tremendamente stanca e concentrata sulla salita… non aveva energie da spendere in parole. Fu così che l’intrepida e sognante fanciulla continuò la salita con un piacevole sorriso stampato in faccia.

Giunta in cima al ripido sentiero, la vista le tolse il fiato e persino la fragile donna stanca si riprese dallo sconforto. Le grandi cascate erano proprio di fronte a loro, impetuose e assordanti, a dominare su tutto e tutti. Persino le rocce sembravano sottomesse alle loro immense ondate d’acqua. I resti di un antico ponte crollato erano ben visibili tra gli spruzzi. Per alcuni il risultato di una piena violentissima avvenuta quasi un secolo addietro, per altri, opera di distruzione voluta dal capo di una tribù in rivalità con un’altra tribù collocata sulla riva opposta delle cascate. La leggenda narra che ai membri delle due tribù (non tanto amiche) fosse vietato mescolarsi. Erano permessi rapporti commerciali e reciproci aiuti in caso di bisogno, ma nessun uomo di una tribù poteva corteggiare una donna dell’altra, e viceversa. Eppure un bel giorno, un giovane ragazzo della tribù della sponda occidentale si innamorò perdutamente della figlia del capo della tribù della sponda orientale. Anche la figlia del capo ricambiava questo amore impossibile. Una donna gelosa scoprì il loro segreto e lo svelò al padre dell’innamorata. Non ci furono morti, ma il capo tribù si infuriò ancor più dell’acqua, e fece abbattere il ponte. Da quel giorno le due comunità vissero per sempre separate.

La fanciulla Stivaliana pensava a queste due storie che le avevano raccontato alcuni indigeni locali. Decise che la seconda le piaceva di più della prima, ed è questa quella che riferì al resto della compagnia una volta raggiunta.

Giunse il momento di lasciare quello splendido scenario e di incamminarsi verso la locanda scelta per passare la notte… Vi era ancora un lago da attraversare, e la zattera non ammetteva ritardi. Fu lì, presso la grande zattera in attesa, che la fanciulla vide il ciondolo risplendere alla luce del tramonto. L’uomo misterioso sostava assorto vicino all’acqua placida e tranquilla. Osservava incantato gruppi di giacinti galleggianti e maestose aquile pescatrici in volo sopra il pelo dell’acqua. La fanciulla restò nuovamente senza fiato… C’era posto per tutti sulla zattera, ma, ancora una volta, furono soltanto i loro occhi ad incontrarsi. Non era quello il tempo per i racconti e per le domande importanti. “Ci sarebbe stata un’altra occasione?” Si chiese preoccupata. Beh… Dipende dal volere delle Energie Sottili, sono del tutto imprevedibili…

Raggiunta la riva opposta, le due compagnie si divisero nuovamente, e la ragazza pensò al ciondolo e al suo misterioso portatore. La situazione era piuttosto divertente per lei, ma allo stesso tempo la rendeva inquieta, perché sembrava che oltre il velo dell’apparenza ci fosse qualcosa di più… O forse era solo la sua fantasia cavalcante che amava moltissimo prendere il volo, soprattutto quando si trovava miglia e miglia lontana dalle sue contrade Stivaliane.

[Fine della prima parte. Continua….]

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