Un vagabondo nei boschi

Incontri

Il bello di avere un sito, o un blog, è che puoi condividere dei pensieri o delle esperienze. Voglio condividere con voi un’esperienza, o meglio, un incontro che mi ha dato da pensare. Oggi ho incontrato un vagabondo. E’ apparso così, dal nulla, mentre coglievo piante in un bosco. Ero avvolta nei miei pensieri, mi accade spesso mentre raccolgo. Ed ecco che a un tratto ho sentito un rumore. Ho pensato ad un animale selvatico e quindi mi sono accuattata. Ho creduto che fosse un grosso animale, un cinghiale, forse. Ho atteso. Improvvisamente è comparso un uomo vestito di stracci. C’eravamo solo io e lui in quel bosco. Il mio primo istinto è stato nascondersi… ma io ho visto lui e lui aveva visto me. Anche lui sembrava titubante, si è fermato, e si è accuattato dietro a un cespuglio. Ci siamo studiati a vicenda per qualche minuto, ognuno nascosto nella vegetazione, io indecisa se fuggire, e lui forse, lo stesso. Ci siamo studiati in silenzio. Poi entrambi abbiamo deciso che nessuno dei due era pericoloso. Io mi sono alzata, lui anche. E’ venuto verso di me, verso il sentiero. Camminava a piedi nudi. Non avevo mai incontrato qualcuno prima d’ora camminare a piedi nudi in un bosco; in Africa sì, ma da noi, in Italia, e più precisamente nei boschi del torinese, mai. Sorridendo gli ho detto: “buongiorno!” Anche lui ha sorriso, un sorriso sdentato, ma cordiale. Gli ho chiesto da dove veniva, e lui mi ha risposto: “da Novara”. Mi è passato accanto, odorava di selvatico. In quel momento avrei voluto porgli tante domande, ma sono rimasta in silenzio. Ho provato rispetto e curiosità per quell’uomo. Mentre si allontanava gli ho urlato: “buon viaggio!” e lui di rimando: “buona raccolta!”. E poi, sempre nel silenzio, a piedi nudi, si è allontanato. Chissà qual’è la sua storia. Avrei voluto domandarglielo, avrei voluto inseguirlo e offrirgli da bere, o chiedergli se aveva fame, ma sono rimasta lì, ferma al mio posto. Poi improvvisamente mi sono ricordata di una favola che ascoltavo spesso da bambina, il suo titolo era “la zuppa di pietra”. L’ho cercata sul web e l’ho trovata http://carla51.altervista.org/carla51_lazuppadipietra.html . L’ho riletta. Mi piaceva moltissimo quella favola, la ascoltavo e la riascoltavo usando un vecchio giradischi. Non credevo che l’incontro con un vagabondo potesse farmi tornare bambina, eppure è successo, e quando l’ho realizzato ho sorriso. Grazie vagabondo che vieni da Novara, ti auguro di trovare la tua strada…

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